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  • Discontinuo si può ma con rigore

    Discontinuo si può ma con rigore

    A Treviso una delle prime applicazioni pratiche

    E’ arrivato nella Marca, il lavoro discontinuo e intermittente. Ad applicarlo per la prima volta in Italia e in anteprima rispetto al pacchetto nazionale completo il settore del turismo, il mondo della ristorazione e della ricettività trevigiani che si propongono in questo modo di regolamentare la flessibilità del loro comparto.

    Il nuovo provvedimento – sottoscritto da Unascom, Federalberghi provinciale, Cils e Uil, Ebicom e Provveditorato agli Studi - è stato presentato il 25 giugno scorso, presso la sede di Confcommercio a Treviso e riguarderà oltre 3 mila imprese e più di 10 mila lavoratori.

    “Si tratta di un provvedimento che mira ad assumere personale nei momenti di maggior picco, come gli studenti, le casalinghe e i pensionati – ha spiegato Piero Tedesco, direttore di Unascom-Confcommercio – E’ un tassello che a va a regolamentare la materia per cui non ci saranno più alibi per operazioni ‘noir’”.

    Ma perché il lavoro discontinuo in un territorio come Treviso dove il turimo sta ancora crescendo? “Vogliamo decidere noi quali flessibilità servono al nostro sistema – ha spiegato Mirco Ceotto (Cisl) – Ci sarà anche la mediazione di Ebicom, l’ente bilaterale, per verificare e controllare preventivamente il mercato del lavoro, così da dare risposta sia ai lavoratori che alle imprese”. In questo modo, sarà possibile, per esempio per i giovani che escono da scuola “fare esperienze normate e non irregolari – aggiunge Massimo Marchetti (Uil) – mentre le aziende potranno contare sulla flessibilità, nei momenti di picco e di maggior bisogno”. Non ha invece sottoscritto il contratto la Cgil perché comunque sia “il lavoro discontinuo rimane una fonte di discussione – ha spiegato Luigino Tasinato (Cgil) – sulla quale vogliamo fare altri approfondimenti per poi prendere la nostra decisione”. Tra alcune novità introdotte, prestazioni per un minimo di 4 ore e, se orario spezzato, non inferiore a 6, fino a 300 ore annuali; un registro pubblico dove firmano sia l’azienda che il lavoratore per una garanzia reciproca; copertura per malattia per i primi tre giorni, del 50% se non si superano i 5 giorni.

    “Se gestito bene – ha sottolineato il presidente Ebicom, Aurelio Munari – può davvero dare risposte a fronte di esigenze che arrivano dal basso”.

    (11/07/2008 Tg0-positivo)