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Dice il saggio ...
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  • Non c'è trucco e non c'è inganno, in Germania come in Itali

    Non c'è trucco e non c'è inganno, in Germania come in Italia

    di Paola Fantin

    Se il rifiuto fosse riciclato contemporaneamente in tutta la nazione secondo sistemi innovativi già attuati e secondo le normative comunitarie recepite anche dall’Italia, potremmo risolvere le gravi emergenze del nostro Paese.

    Non c’è trucco e non c’è inganno, come dice un vecchio adagio, perché è un dato di fatto: il rifiuto non è scomodo, inutile e ingombrante. Il rifiuto si può riciclare per farne un bene di ricchezza che da una parte crea nuovi posti di lavoro e dall’altra salvaguarda l’ambiente.

    Il messaggio arriva ancora una volta dritto dritto dalla Marca Trevigiana – per l’esattezza da Zero Branco - dove dall’agosto 2007 opera un Consorzio denominato Carpi (Consorzio Autonomo Riciclatori Plastica Imballaggi) che riunisce le maggiori aziende italiane attive nel settore del riciclaggio dei rifiuti da imballaggio secondari e terziari, rappresentando allo stato attuale oltre i due terzi del mercato nazionale (Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli). Il Consorzio nasce dalla volontà di un gruppo di imprenditori di riferimento del settore del riciclo di fare sistema, nel settore del recupero di rifiuti di imballaggio secondari e terziari, provenienti da superfici private. L'idea è di proporsi quale strumento privato per la gestione dei rifiuti da imballaggio, implementando un controllo integrato su tutto il ciclo di vita dell'imballaggio stesso, il tutto con costi nettamente inferiori ad altri sistemi esistenti, e nell'assoluto rispetto del protocollo di Kyoto.

    Tutto questo sembra quasi un sogno, dopo il tanto parlare di rifiuti di questi giorni e del business poco chiaro che essi talvolta celano. Eppure, l’alternativa esiste ed è la via praticata anche dagli Stati Europei più all’avanguardia in questo settore. Ne abbiamo parlato con Alfeo Mozzato, coordinatore del Consorzio: “Da un rifiuto di imballaggio – ci spiega – le aziende consorziate ricavano un nuovo prodotto. Lo triturano, lo lavano, e lo estrudono ricavando granulo in polietilene pronto per produrre nuovo imballaggio. E così all’infinito, recuperando tutto e senza buttar via nulla. Ci occupiamo di superfici private e non pubbliche, ma è un fatto che se i rifiuti di Napoli o di altre parti di Italia in difficoltà venissero raccolti per tipologia (imballaggi, legno, ferro etc.), probabilmente si contribuirebbe a risolvere il problema delle immondizie. E ancora: nel caso nostro, trattandosi di materiale derivante dal petrolio, non solo recuperiamo sui costi ma ci rendiamo anche meno petrolio dipendenti, salvaguardando allo stesso tempo l’ambiente. Significativo il fatto che una delle aziende consorziate al Consorzio Carpi abbia proprio la sua sede operativa ad Istrana all’interno del Parco regionale del Sile. Il Veneto – che è una delle regioni più all’avanguardia in tal senso –, del resto, non fa altro che applicare la normativa europea che ci dice che c’è una gerarchia di rifiuti da rispettare, dove bisogna: prevenire, preparare per il riutilizzo, riciclare, recuperare energia, smaltire. Dunque più si seguono queste fasi indicate dalla Comunità Europea e meno finisce ai termovalorizzatori e alle discariche”.

    Ma perché non riusciamo a diffondere tutto questo nell’intero Paese? “Forse – continua Mozzato – perché in Italia non abbiamo ancora capito che i rifiuti sono una risorsa che da’ ricchezza e lavoro”.

    Una via dunque già tracciata per la quale adesso servono solo il coraggio, la volontà e la lungimiranza sia di chi sta in alto che di chi sta in basso.

    Per info www.consorziocarpi.com

    (10/06/2008 Tg0-positivo)