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  • Zen Autore: AAVV

  • Rifiuti campani in Germania per essere... riciclati!!!!

    Rifiuti campani in Germania per essere... riciclati!!!!

    segnalata da www.grillonews.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=2835&mode=thread&order=0&thold=0

    [Vittorio Moccia • 24.05.08] Mentre i giullari di corte provano a convincerci che non esiste altra soluzione al problema rifiuti, oltre a discariche ed inceneritori, si scopre da un'agenzia che i rifiuti spediti in Germania sono stati riciclati.

    Mentre i giullari di corte provano a convincerci che non esiste altra soluzione al problema rifiuti, oltre a discariche ed inceneritori, un'agenzia ANSA del 21 maggio ci racconta che i rifiuti campani spediti in Germania sono stati riciclati mediante impianti di trattamento meccanico biologico. Solo una parte minore è stata conferita all'incenerimento. E l'Italia è uno dei paesi che fa maggior uso di materie prime secondarie, ottenute dal riciclo.

    Qualcuno è in grado di spiegare perché in Italia, per questi stessi rifiuti, non vi sia altra alternativa che l'incenerimento? Perché da noi non si vuole ricorrere a differenziata ed impianti di vagliatura del tal quale residuo, come ad esempio l'ArrowBio di Tel-Aviv, e le soluzioni a recupero totale del rifiuto, come avviene a Vedelago (dove l'impianto serve un milione di cittadini)?

    Quali irriferibili connivenze industriali e malavitose hanno condotto alla disastrosa situazione attuale della Campania, con la devastazione di interi territori trasformati in discariche a cielo aperto, anche quando le valutazioni idrogeologiche sconsigliavano vivamente l'operazione?

    BERLINO, 21 MAG 08 - I rifiuti campani già smaltiti in Sassonia non sono stati bruciati nei termovalorizzatori tedeschi, ma sono stati riciclati per ricavarne materie prime secondarie e composti organici che verranno venduti all'industria. Il 'percorso dell'immondizia italiana in Germania lo ha spiegato all'ANSA una portavoce del Ministero dell'Ambiente della Sassonia, sottolineando che niente è finito in discarica. «Questi rifiuti non sono stati bruciati» negli inceneritori, ha detto la portavoce.

    Anzitutto, ha spiegato sono stati separati i rifiuti organici da quelli solidi, che diventeranno poi materie prime secondarie (plastica, metallo, etc.). Il resto, «una parte minore - ha proseguito - è statotrattato in un impianto meccanico-biologico e verrà venduto alle industrie», le quali bruciano questo materiale trasformandolo così in energia. Ma il grosso dei rifiuti campani diventa materia prima secondaria. E l'Italia, oltre a fornire l'immondizia, svolge anche un ruolo importante nella fase successiva del percorso di quest'ultima. Il Paese, infatti, è al terzo posto, con 2,01 milioni di tonnellate, della graduatoria degli acquirenti di materie prime secondarie.(ANSA).

    Fonte: www.peacelink.it/ecologia/a/26220.html

    *Non c'è trucco e non c'è inganno, in Germania come in Italia

    di Paola Fantin

    Se il rifiuto fosse riciclato contemporaneamente in tutta la nazione secondo sistemi innovativi già attuati e secondo le normative comunitarie recepite anche dall’Italia, potremmo risolvere le gravi emergenze del nostro Paese.

    Non c’è trucco e non c’è inganno, come dice un vecchio adagio, perché è un dato di fatto: il rifiuto non è scomodo, inutile e ingombrante. Il rifiuto si può riciclare per farne un bene di ricchezza che da una parte crea nuovi posti di lavoro e dall’altra salvaguarda l’ambiente.

    Il messaggio arriva ancora una volta dritto dritto dalla Marca Trevigiana – per l’esattezza da Zero Branco - dove dall’agosto 2007 opera un Consorzio denominato Carpi (Consorzio Autonomo Riciclatori Plastica Imballaggi) che riunisce le maggiori aziende italiane attive nel settore del riciclaggio dei rifiuti da imballaggio secondari e terziari, rappresentando allo stato attuale oltre i due terzi del mercato nazionale (Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli). Il Consorzio nasce dalla volontà di un gruppo di imprenditori di riferimento del settore del riciclo di fare sistema, nel settore del recupero di rifiuti di imballaggio secondari e terziari, provenienti da superfici private. L'idea è di proporsi quale strumento privato per la gestione dei rifiuti da imballaggio, implementando un controllo integrato su tutto il ciclo di vita dell'imballaggio stesso, il tutto con costi nettamente inferiori ad altri sistemi esistenti, e nell'assoluto rispetto del protocollo di Kyoto.

    Tutto questo sembra quasi un sogno, dopo il tanto parlare di rifiuti di questi giorni e del business poco chiaro che essi talvolta celano. Eppure, l’alternativa esiste ed è la via praticata anche dagli Stati Europei più all’avanguardia in questo settore. Ne abbiamo parlato con Alfeo Mozzato, coordinatore del Consorzio: “Da un rifiuto di imballaggio – ci spiega – le aziende consorziate ricavano un nuovo prodotto. Lo triturano, lo lavano, e lo estrudono ricavando granulo in polietilene pronto per produrre nuovo imballaggio. E così all’infinito, recuperando tutto e senza buttar via nulla. Ci occupiamo di superfici private e non pubbliche, ma è un fatto che se i rifiuti di Napoli o di altre parti di Italia in difficoltà venissero raccolti per tipologia (imballaggi, legno, ferro etc.), probabilmente si contribuirebbe a risolvere il problema delle immondizie. E ancora: nel caso nostro, trattandosi di materiale derivante dal petrolio, non solo recuperiamo sui costi ma ci rendiamo anche meno petrolio dipendenti, salvaguardando allo stesso tempo l’ambiente. Significativo il fatto che una delle aziende consorziate al Consorzio Carpi abbia proprio la sua sede operativa ad Istrana all’interno del Parco regionale del Sile. Il Veneto – che è una delle regioni più all’avanguardia in tal senso –, del resto, non fa altro che applicare la normativa europea che ci dice che c’è una gerarchia di rifiuti da rispettare, dove bisogna: prevenire, preparare per il riutilizzo, riciclare, recuperare energia, smaltire. Dunque più si seguono queste fasi indicate dalla Comunità Europea e meno finisce ai termovalorizzatori e alle discariche”.

    Ma perché non riusciamo a diffondere tutto questo nell’intero Paese? “Forse – continua Mozzato – perché in Italia non abbiamo ancora capito che i rifiuti sono una risorsa che da’ ricchezza e lavoro”.

    Una via dunque già tracciata per la quale adesso servono solo il coraggio, la volontà e la lungimiranza sia di chi sta in alto che di chi sta in basso.

    Per info www.consorziocarpi.com

    (10/06/2008 Tg0-positivo)