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  • Bamboccioni? No, grazie

    Bamboccioni? No, grazie

    Come i luoghi comuni possono far di tutta l'erba un fascio

    “Bamboccioni” per modo di dire, perché i giovani della Marca Trevigiana sono disposti ad accettare qualsiasi lavoro mentre lamentano, giustamente, la precarietà delle occupazioni che non consente loro di far progetti a lungo termine come metter su famiglia e comprar casa.

    E’ quanto emerge subito dalla ricerca presentata la scorsa settimana dalla Provincia di Treviso - in collaborazione con PublicaRes e il sociologo Vittorio Filippi - “I giovani e il lavoro, tra difficoltà, paure e certezze”, con cui ha preso il via l’Osservatorio provinciale sui valori dei giovani, una struttura che sarà utile alle amministrazioni comunali per fare le loro politiche giovanili; alle Asl per comprendere al meglio e avere più elementi su tutto l’universo dei ragazzi; alle famiglie, i genitori e le associazioni del volontariato, per conoscere di più e maggiormente in profondità i loro ragazzi.

    “Dalla ricerca – ha spiegato l’assessore alle Politiche Sociali, Barbara Trentin – emerge come i giovani considerino il lavoro un modo per liberare sé stessi, creare una propria famiglia e realizzare i propri progetti. Soldi, tempo libero e divertimento appaiono marginali, mentre nella ricerca di un’occupazione essi usano due termini significativi: accontentarsi e rinunciare. Insomma, lo stereotipo del giovane ‘fannullone’ non esiste”. Lo studio rileva anche che i ¾ dei giovani sono inquadrati come dipendenti mentre ¼ è a contratto a progetto e a Partita Iva. Il 50% di loro è assunto a tempo indeterminato mentre il dato cresce fino all’88% per la fascia di età tra i 27 e i 29 anni. Il tema della ‘sicurezza’ del posto è molto sentito, visto che per il 57% degli intervistati è importante contare su un reddito mensile fisso. Al secondo posto si chiede una buona retribuzione, al terzo posto un buon clima interno, con rapporti positivi con i colleghi e con i superiori e al quarto posto la possibilità di mettere a frutto la loro creatività. Il 20% dei ragazzi denuncia la difficoltà nel poter creare una propria impresa. Cercano un lavoro in cui poter valorizzare competenze, autonomia, professionismo, individualismo e meritocrazia; dall’altra sentono però anche la fatica della competizione e della gestione della velocità dei mutamenti.

    “I giovani hanno un’immagine precisa del loro lavoro ideale – ha aggiunto la Trentin snocciolando i dati dell’indagine – Retribuzione, autorealizzazione e mobilità lavorativa. Però ci sono soggetti critici: donne e laureati. L’alta scolarità fatica a crearsi uno spazio lavorativo coerente e diventa spesso un limite alla propria ricerca”.

    I giovani preferiscono puntare a figure professionali come i liberi professionisti, i consulenti e i dirigenti mentre il ‘mondo del fare’ non li attrae più. Prediligono inoltre un lavoro vicino a casa, il che è ovvio per gli abitanti di una provincia che è invece meta di immigrazione da parte di altri per la sua ricchezza e possibilità: pochi, se potessero scegliere, lascerebbero comunità e famiglia per andar lontano a lavorare.

    “Secondo i giovani – ha aggiunto l’assessore Denis Farnea delle Politiche Occupazionali - occorre più meritocrazia e meno egualitarismo ‘cieco’. La società oggi non sa premiare chi vuole assumersi dei rischi (71%) perché si è puntato troppo sull’eguaglianza di tutti e non sui meriti dei singoli (62%), una eguaglianza che arriva a inibire e frenare le iniziative individuali (58%). La flessibilità non è accettata benevolmente. Per il 61% dl campione, soprattutto donne e laureati, la flessibilità lavorativa è funzionale solo alle imprese e produce “precarietà e incertezza”.

    “Dobbiamo ridare fiducia ai giovani – ha sottolineato Enzo Risso del Swg - , ‘fidarsi’ come hanno fatto altri prima di noi, trent’anni fa, perché siamo nel mezzo della seconda fase del capitalismo personale e del cambio generazionale”. Una proposta concreta arriva infine dalle Banche di Credito Cooperativo della Marca Trevigiana: “L’idea è creare un pool fra le nostre banche e la Provincia stessa – ha dichiarato Daniele Biadene per i Crediti Cooperativi - per dare il via a un fondo creativo che avvii le aziende di chi è meritevole. Poi, si potrebbe implementare ulteriormente la collaborazione in materia di mutui prima casa, coinvolgendo anche i comuni”.

    (05/06/2008 Tg0-positivo)