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  • Codice Genesi Autore: Michael Drosnin. Editore: Rizzoli.

  • Inceneritori, la parola ai medici

    Inceneritori, la parola ai medici

    Per i medici di Treviso troppi i rischi per la salute

    L’ Associazione Medici per l’Ambiente di Treviso fa proprio il Comunicato Stampa del 29 Gennaio dell’ Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia in risposta alle affermazioni pubbliche del Prof. Veronesi, in particolare:

    annoverando “ tra i suoi membri anche alcuni tra i principali epidemiologi italiani, ISDEItalia non ritiene scientificamente valida l’affermazione dell’assenza di rischi legati alla presenza degli inceneritori, così come rilasciata dal prof. Veronesi nel corso della trasmissione televisiva del 20 gennaio u.s. “Che tempo che fa”.

    Molti studi epidemiologici hanno infatti dimostrato il contrario. Anche il recente documento dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di impatto sulla salute della gestione dei rifiuti ( www.euro.who.int/healthimpact/MainActs/20070228_1 ), assume l’incertezza scientifica per definire una posizione prudenziale. Peraltro messaggi totalmente tranquillizzanti di questo tipo rischiano di screditare tutto il Sistema Sanitario Nazionale e di mettere in crisi il rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni”. Si osserva come poi come l’illustre Professore abbia omesso di dichiarare l’esistenza di suoi conflitti d’interesse: nel web sono infatti reperibili numerose segnalazioni di sponsorizzazioni e finanziamenti delle attività del Prof. U. Veronesi (Fondazione Umberto Veronesi, IEO) da parte di società con interessi nella costruzione di inceneritori (come ENEL, ACEA e VEOLIA).

    Nell’ informare il Lettore si segnala che per conflitto di interesse si intende “ogni condizione in cui il giudizio professionale riguardante l’interesse primario, qual è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato da un interesse secondario”. In base a ciò si richiede al medico di “ dichiarare in maniera esplicita il tipo di rapporto che potrebbe influenzare le sue scelte, consentendo al destinatario di queste una valutazione critica consapevole “ (articolo 30 del Codice di Deontologia Medica , 2006).

    E’ da anni consuetudine obbligatoria in tutto il mondo scientifico che i medici dichiarino sistematicamente tali conflitti di interesse e , in particolare, i loro rapporti con l’industria, ciò viene inoltre richiesto da una apposita Linea-Guida della FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri): "ai medici che promuovono forme di informazione sanitaria o partecipano alla diffusione di notizie scientifiche attraverso i mass media”.

    Quanto detto poi dal prof. Veronesi è in contrasto con le affermazioni della FNOMCeO riportate nel Documento “Ambiente e Salute” redatto in collaborazione con ISDE Italia . In questo Documento si dichiara che “ l’ inquinamento ambientale urbano è responsabile di effetti nocivi sull’apparato respiratorio e cardiovascolare, di effetti oncogeni e dell’aumento della mortalità in generale i cui principali determinanti sono la mobilità motorizzata, i sistemi di riscaldamento e le immissioni in atmosfera di sostanze chimiche da insediamenti produttivi e dagli inceneritori”.

    L’affermazione poi che gli inceneritori “inquinino meno di altre fonti" a detta di un altro illustre Oncologo, il prof. Tirelli, non può neppure essere presa a garanzia di assenza o di ridotti loro effetti sulla salute dell’ uomo, bambino, donna o anziano che sia. Le divergenze tra esperti, la possibilità di effetti a lungo termine soprattutto sulle generazioni future sono fattori significativi che rendono ragione della grandezza del rischio percepito.

    Nel caso degli inceneritori questa percezione è influenzata anche dalla fiducia nelle autorità, nei tecnici e nell’attenzione prestata dai mezzi di comunicazione. Poiché i rischi per la salute dovuti all’inquinamento ambientale sono strettamente connessi alle decisioni politiche ed economiche e ai comportamenti individuali e collettivi, lo sviluppo di una cultura che promuova la sostenibilità ambientale e comportamenti individuali ecocompatibili è un importante obiettivo che possiamo raggiungere solo con la partecipazione responsabile di tutti.

    E’ allora scorretto e fuorviante affermare che gli inceneritori si possono promuovere perché scelti da una parte della popolazione, oppure perché “caldeggiati” da Esperti o perché in assenza (falso) di alternative praticabili e da subito percorribili meno impattanti per la salute.

    Se è vero che la razionalità sociale senza quella scientifica rimane cieca è altrettanto vero che la razionalità scientifica senza quella sociale rimane vuota (Ulrich Beck).

    Vuota di valori e di fini in cui sembra stia degenerando la discussione “inceneritori sì, inceneritori no” anche per colpa di un certo modo distorto di fare informazione da cui alcune trasmissioni televisive e parte della stampa locale stentano di prendere le distanze. La promozione della salute nel nostro Paese richiede un’etica dei comportamenti che sappia mantenersi indipendente da un certo modo, seppure legittimo, di guardare e giudicare la realtà per ciò che presenta di sfruttabile, di commestibile e di usabile; un’ etica che sappia esprimere una forte sensibilità, attenzione e controllo.

    Associazione Medici per l’Ambiente di Treviso

    Il Presidente, dott. Francesco Cavasin

    **************************

    Con un comunicato del 16 giugno 2006 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ci ricorda quanto la salute dell’ambiente e quella dell’uomo siano strettamente correlate: un quarto di tutte le malattie negli adulti e un terzo di tutte le malattie dei bambini, sotto i cinque anni, sono determinate, secondo l’OMS, da problemi di origine ambientale. Il particolato (PM) che respiriamo proviene in primo luogo dal traffico veicolare ma anche da tutte le attività antropiche che comportano la combustione di materia: respirare un’aria con una grande quantità di PM è oltremodo nocivo e più le particelle sono di minori dimensioni più sono pericolose in quanto passano rapidamente dagli alveoli polmonari al sistema circolatorio ed arrivano a tutti gli organi, rene, fegato, cuore. Recenti ricerche, inoltre hanno dimostrato che attraverso la via olfattiva il particolato ultrafine arriva direttamente al cervello, (1) e si stima che in Europa solo per il PM 2,5 ci siano 384.000 morti/anno. Spesso ci sentiamo rassicurati quando le sostanze tossiche sono all’interno del “limiti di Legge” ma le “basse dosi” non sono certo senza alcun danno (2). I limiti di Legge sono sempre un compromesso fra interessi economici e conoscenze scientifiche e ciò che è considerato sicuro in un determinato periodo non può esserlo successivamente; inoltre, tali limiti sono sempre calcolati sulle persone adulte e non tengono conto dei bambini e della popolazione più fragile come le donne in gravidanza, i neonati e gli anziani.

    In questo contesto così realisticamente preoccupante il nostro modello stesso di vita e di società deve essere ripensato, l’organizzazione delle nostre città deve essere rivisto e le attività riconsiderate. Il problema dello smaltimento dei rifiuti rappresenta l’emblema di un mondo ed una società che invece di risolvere il problema innesca meccanismi costosi e dannosi per la salute, e disattendendo le direttive europee che mettono al primo posto la riduzione, il riciclo e il recupero dei materiali, in Italia spesso si pensa di risolvere il problema attraverso l’incenerimento. L’Italia è l’unico paese in Europa nel quale, la distruzione di preziose materie prime, tra le quali la carta e la plastica, viene incentivata con il pagamento dei CIP 6, che dovrebbero essere invece destinati alle fonti di energia rinnovabili. Con l’incenerimento, oltre ad impedire il ritorno al ciclo produttivo di costose materie prime, si immettono in atmosfera grandi quantità di CO2 (451 kg per ogni tonnellata di rifiuti inceneriti), fumi, polveri grossolane (PM10), fini (PM2,5) e finissime (PM0,1) intrise delle più pericolose sostanze chimiche che non conoscono limiti geografici perché ladiffusione è influenzata sia da fattori meteorologici, sia perché una volta a terra molti entrano nella catena alimentare e danno luogo a processi di bioaccumulazione.

    Meglio imparare dalla natura che da oltre 4 miliardi di anni non contempla “rifiuti” ma tutto viene riutilizzato e riciclato. Gli amministratori sono impegnati a copiare e diffondere esperienze virtuose come quelle in atto nei comuni aderenti al Consorzio Priula oppure in grandi città, come Novara e Asti.

    Non dobbiamo sprecare le risorse di cui disponiamo e abbiamo il dovere di non incrementare l’inquinamento, già a livelli insostenibili e tali da ridurre le aspettative di vita di 36 mesi per persona in Pianura Padana, con polveri fini e finissime che nessun filtro di inceneritore riesce a trattenere e che a “norma di legge” non sono neppure ricercate.

    Il Magazine qualche mese fa le ha definite come “l’amianto del 2000”. Speriamo di non metterci 50 anni per renderci conto dei danni che provocano, e reagire a tanta superficialità. Significative sono le continue prese di posizione del mondo medico, tra cui il documento sottoscritto dalla Federazione degli Ordini dei Medici Italiani (3) per nulla favorevole all’incenerimento, che ha fatto seguito alla richiesta di moratoria per gli impianti di incenerimento presentata dagli Ordini dei medici dell’Emilia Romagna.

    I Comitati Riuniti Rifiuti Zero lanciano un appello a tutte le persone a informarsi e ad impegnarsi affinché trovino realizzazione le buone pratiche di riduzione, recupero e riciclo dei rifiuti, a salvaguardia delle risorse ambientali e della salute.

    I portavoce dei Comitati Riuniti Rifiuti Zero

    Lucia Tamai, Marcella Corò, Paolo Pittaluga

    (03/03/2008 Tg0-positivo)