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  • Il mistero dei rifiuti elettronici

    Il mistero dei rifiuti elettronici

    Troppi finiscono nel nulla

    Roma, 21 febbraio 2008 – Rimane sconosciuto ancora oggi il destino di vaste quantità di rifiuti elettronici. Lo denuncia Greenpeace nel rapporto “Toxic-Tech: non nel nostro cortile”, diffuso oggi in tutto il mondo. Nonostante la presenza di tanti vecchi prodotti elettronici in garage e soffitte, molti di essi finiscono in inceneritori e discariche o vengono esportati – spesso illegalmente - nei paesi in via di sviluppo. È il caso dell’Africa, dove i rifiuti elettronici vengono smaltiti a terra, e dell’Asia dove finiscono in rudimentali impianti di riciclaggio, con evidenti ripercussioni su salute, sicurezza e ambiente.

    Anche nella stessa Unione Europea, soggetta a regolamentazioni più rigide, non c’è un’informazione precisa su dove va a finire più del 75 per cento dei rifiuti elettronici prodotti. Negli Stati Uniti questa percentuale potrebbe essere ancora maggiore superando, punte dell’80 per cento visto che una quota dei rifiuti recuperati viene esportata.

    Nei paesi di recente industrializzazione è quasi impossibile stimare la percentuale di rifiuti elettronici che sfugge a qualsiasi forma di trattamento o gestione, anche se in India si valuta che circa il 99 per cento dei rifiuti elettrici ed elettronici (143 mila tonnellate all’anno) viene assorbita dai settori “informali”del riciclo o viene semplicemente gettato in discariche illegali.

    “Sono i lavoratori asiatici, costretti a disassemblare questi prodotti a mani nude, i più esposti alla miscela dei composti chimici tossici contenuti nei rifiuti elettronici. Per non parlare dell’inquinamento arrecato all’acqua, all’aria e al suolo non solo in corrispondenza dei cantieri di lavoro ma anche nelle aree limitrofe” - denuncia Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace - "La montagna di prodotti elettronici obsoleti sta crescendo a un tasso elevatissimo a causa della rapida evoluzione del settore che si unisce al loro sempre più breve ciclo di vita” .

    I dati forniti da quattro produttori di computer, che hanno già adottato misure di ritiro e riciclo dei beni a fine vita, indicano che solo il 10 per cento circa dei loro prodotti vengono recuperati. Percentuale che diminuisce nel caso dei cellulari, di cui solo il 2-3 per cento viene riciclato. Questo dimostra che, anche nei casi di aziende che danno informazioni sui propri articoli a marchio, esiste oggi un flusso nascosto di rifiuti tecnologici che si attesta su una media del 91 per cento dei prodotti immessi al consumo.

    “La verità è che non è possibile definire con certezza cosa accade ai rifiuti elettronici che non seguono il percorso del riciclo responsabile. Per questo i produttori devono aumentare il loro impegno per raccogliere e trattare gli scarti correttamente, introdurre programmi volontari di ritiro dei prodotti in disuso e, allo stesso tempo, rimuovere le sostanze pericolose dai propri articoli già nel ciclo di produzione in modo da agevolare le operazioni di riciclo e recupero dei materiali in essi contenuti” - sostiene Polidori - “Solo così potremmo assicurarci che la marea di rifiuti tossici venga fermata senza diventare un pericoloso problema nel cortile di qualcuno”.

    Il rapporto integrale “Toxic Tech: non nel nostro cortile”: www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/rifiuti-elettronici

    Sintesi in italiano: www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/rifiuti-elettronici.pdf

    (23/02/2008 Tg0-positivo)