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Dice il saggio ...
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  • Mari in pericolo, a rischio l’Adriatico

    Mari in pericolo, a rischio l’Adriatico

    Etna- Foto by Tg0-Positivo

    Anche il Canale di Sicilia tra le aree da proteggere

    ROMA, 15 febbraio 2008. Oltre il 40% degli oceani e dei mari del pianeta sono pesantemente colpiti dalle attività umane. Poche le aree integre. Nel Mediterraneo è grave la situazione in Adriatico e nel Canale di Sicilia. E’quanto denuncia il rapporto "A Global Map of Human Impact on Marine Ecosystems", pubblicato oggi sulla rivista inglese Science. Si tratta di una sintesi ottenuta da un team di ricercatori di università ed istituzioni americane sovrapponendo le mappe che caratterizzavano diciassette diversi fattori d'impatto sui mari e sui loro fondali: dalla pesca al cambiamento climatico all'inquinamento.

    "Questo rapporto non ci sorprende affatto" spiega Alessandro Giannì, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace. "Sappiamo che il Mediterraneo è uno dei mari più colpiti dalle attività umane. Pesca ed inquinamento sono problemi gravissimi ed il cambiamento climatico sta per abbattersi su questo mare chiuso, difeso più con le chiacchiere che con fatti concreti".

    Nella mappa generata dallo studio, sono ben evidenti le aree più colpite. Nel Mediterraneo, spiccano l'alto e medio Adriatico, la fascia costiera dal Gargano a S. Maria di Leuca e alcune aree della fascia costiera siciliana lungo il Canale di Sicilia.

    I problemi che affliggono i mari del Pianeta, compreso il Mediterraneo, necessitano di risposte rapide ed efficaci. Ecco perché Greenpeace sta lavorando alla realizzazione di una rete di riserve marine che copra il 40 per cento dei mari. Solo mettendo a riposo grandi aree, dove siano vietate sia la pesca che lo sversamento di sostanze pericolose, potremo ottenere la protezione del mare ed un recupero delle risorse ittiche e della biodiversità marina.

    "Purtroppo i Governi continuano a perdere tempo. La recente Direttiva Europea per una Strategia Marina dimostra che i Paesi dell'Unione non vogliono assumersi impegni concreti e ben definiti." denuncia Alessandro Giannì. "Le lobby dell'industria, dei trasporti e della pesca hanno annacquato un'iniziativa che poteva essere ben più efficace. Vuol dire che si assumono la responsabilità di un disastro purtroppo annunciato".

    Greenpeace ha presentato una proposta per una rete di 32 riserve marine nelle acque internazionali del Mediterraneo per proteggere uno degli "hot spots" di biodiversità del Pianeta. Con meno dell'1% di superficie totale dei mari, il Mediterraneo ospita quasi il 10% della biodiversità marina nota. Fino a quando?

    Il rapporto è presentato sul sito del National Center for Ecological Analysis and Synthesis (NCEAS) che ha coordinato lo studio: www.nceas.ucsb.edu/GlobalMarine

    (23/02/2008 Tg0-positivo)