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Macrolibrarsi.it presenta il libro: La Pillola

Dice il saggio ...
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  • Le forme pensiero Autore: Anne Givaudan. Editore: Amrita Edizioni.

  • La Chiesa di Santa Maria Maddalena in Treviso

    La Chiesa di Santa Maria Maddalena in Treviso

    La chiesa di Santa Maria Maddalena in Treviso fu eretta nel corso del secolo XVI in sostituzione della chiesa primitiva, fondata dai Padri dell’Osservanza, o Gerolimini, nel 1430 all’incirca sul sito dell’attuale porta San Tommaso, e demolita, a motivo della sua posizione, nei lavori di fortificazione durante la guerra della Lega di Cambray. Conserva pressoché intatta l’architettura rinascimentale, sia nella semplice facciata, divisa in due ordini da una fascia orizzontale con quattro lesene reggenti un frontone triangolare, sia nell’alta aula interna coperta da volta lievemente incurvata e pareti scompartite da pilastri con eleganti capitelli corinzi; quattro nicchioni ad arco rinchiudono altari barocchi lungo le pareti laterali; altri due altari sono ai lati dell’arco trionfale che immette al presbiterio; l’altar maggiore, in marmi policromi, è di proporzioni monumentali.

    La chiesa conserva importanti opere d’arte – dipinti e sculture – comprese in un arco di tempo che va dalla seconda metà del Cinquecento alla fine del Settecento.

    E’ giustamente apprezzata e famosa la pala dell’altar maggiore, con la santa titolare rappresentata nel momento del “Noli me tangere”, e di nuovo nella parte superiore nella gloria celeste (scambiata abitualmente per una Madonna assunta) accanto agli altri santi penitenti nel deserto, San Giovanni Battista e San Girolamo: impreziosita inoltre questa pala dalla presenza della coppia dei donatori. Attribuita tradizionalmente a Paolo Veronese è probabilmente opera dei migliori aiuti di bottega, forse Francesco Montemezzano e Carletto Caliari.

    A quest’ultimo è ragionevolmente attribuita la paletta con la Crocifissione all’altare a sinistra dell’arco di trionfo: opera di drammatica intensità controriformista, tra i migliori esempi della bottega veronesiana in città.

    Inserito nella corrente neoveronesiana portata avanti dal Fumiani alla fine del Seicento appare Simone Forcellini, autore di grandi teleri con Il passaggio del Mar rosso e L’adorazione del vitello d’oro alle pareti della navata, e La resurrezione di Lazzaro sulla parete sinistra del presbiterio: il pittore, di cui si hanno scarse notizie, sarebbe, stando al Federici, trevigiano, ed è testimoniato a Venezia nel 1686 e nel 1691 ad eseguire copie dei dipinti di Paolo Veronese nella chiesa di san Sebastiano; le tele di Santa Maria Maddalena sono pressoché tutto quello che rimane di lui. Altre tele, ora disperse, aveva eseguito per la stessa chiesa con Storie del beato Pietro da Pisa, fondatore dell’ordine dei Gerolimini.

    Di artisti della fine del Seicento sono altre tele presenti nella chiesa: La cena in casa del fariseo, sulla parete destra del presbiterio, è attribuita da Luigi Coletti ad Antonio Molinari, pregevole pittore allievo dello Zanchi; le grandi figure ai lati dell’altar maggiore – San Gerolamo penitente e Il beato Pietro da Pisa – già attribuite al Forcellini, sono invece di altro autore al presente non identificato. Di recente sono entrate a far parte del patrimonio della chiesa due ante d’organo del secolo XVII, raffiguranti La resurrezione di Lazzaro: rinvenute sotto un pavimento della canonica, erano presumibilmente collocate sulla cantoria antica.

    La Repubblica Veneta trasferì i Gerolimini ad altro convento requisendo chiesa e convento nel 1772: messo in vendita, il complesso fu acquistato dalle suore Orsoline, delle quali rimane traccia in una teletta con Sant’Orsola e le vergini in pellegrinaggio, copia dal quadro di Jacopo Tintoretto all’Ospedale di Venezia.

    Cacciate anche le Orsoline con la demanializzazione napoleonica del 1810, la chiesa si salvò dalle spoliazioni per la trasformazione del convento in casa di ricovero (1818): dalla vicina chiesa di san Bartolomeo fu allora trasferita la pala con Il Papa Benedetto XI, attribuita a Jacopo Marieschi (sec XVIII).

    Due stazioni della Via Crucis di bella fattura, attribuite a Francesco Zugno, sono in deposito al Museo diocesano.

    Sono preziose in questa chiesa anche alcune sculture: una Annunciata e altra Annunciata con L’angelo Gabriele, frammenti di sarcofaghi trecenteschi; due statue a tutta altezza – La Fede e La Speranza – ai lati dell’altar maggiore sono capolavori di Giovanni Marchiori, uno dei migliori scultori veneti della seconda metà del settecento, attivo per un lungo periodo a Treviso; al Marchiori è attribuito anche un busto del Redentore, opera di grande finezza esecutiva, conservato in sacristia.

    Quasi tutte le opere sono in cattivo stato di conservazione: solo le ante d’organo e la pala dell’altar maggiore, di recente esposta in una mostra a Verona, sono state adeguatamente restaurate.

    Questa situazione nuoce all’aspetto generale della chiesa togliendo valore anche alla pur nobile architettura: base di partenza per un recupero dell’insieme dovrebbe essere una accurata analisi dello stato di conservazione di ciascuna opera e conseguente progetto di restauro con relativa spesa. Ciò consentirebbe la ricerca di fondi e sponsor.

    Particolarmente importante risulterebbe il restauro dei teleri del Forcellini, al fine di approfondire la conoscenza di questo artista dagli incerti connotati; ma il restauro di tutti i dipinti – e anche la pulitura delle sculture del Marchiori – ridarebbe migliore luminosità a tutta la chiesa.

    L’annesso convento, del tutto ignorato da studiosi e visitatori, costituisce anch’esso bell’esempio di architettura rinascimentale: è intatto il chiostro ad arcate, con tracce di decorazione pittorica, così come tutto l’insieme. Il restauro dei dipinti della chiesa potrebbe costituire l’occasione per richiamare sul complesso l’attenzione della città.

    Eugenio Manzato

    ******************************

    Il ROTARY CLUB TREVISO ha avviato un recupero artistico trevigiano di particolare valore e significato: il restauro della Pala del Crocifisso, custodita nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena.

    Il dipinto, risalente alla fine del Cinquecento, è una delle migliori opere di Carletto Caliari (1570-1596), figlio di Paolo Caliari (assai più celebre come IL VERONESE), anch’egli ottimo pittore, protagonista, nonostante la prematura scomparsa, della intensa attività in Venezia della “bottega” veronesiana.

    Il dipinto su tela, in condizioni di conservazione non cattive, soffre tuttavia per un generale offuscamento della superficie pittorica e l’alterazione di vecchi restauri, che ne rendono ormai impossibile l’apprezzamento.

    I rotariani del Club “Treviso”, non certo nuovi a service di recupero e valorizzazione dell’eredità storico-artistica trevigiana (si ricordano, assieme al restauro di varie opere in chiese cittadine, la riscoperta e ricostruzione del Portale romanico del Duomo (2005) e il restauro di alcune opere dei Musei Civici di cui ultima lo Sperone Speroni di Tiziano (2007)), hanno intenzionalmente “adottato” la prestigiosa opera del Caliari poiché essa dà loro l’occasione di proporsi quali “apripista” per altri eventuali club service e privati cittadini a vantaggio della poco nota chiesa di SANTA MARIA MADDALENA.

    Questo storico edificio cinquecentesco trevigiano, infatti, recentemente oggetto di riuscite cure alle superfici interne e agli impianti per iniziativa della Parrocchia, in verità si propone a parrocchiani, trevigiani e turisti quale vera e propria “pinacoteca” d’arte veneta tra Cinque e Settecento (vedi qui allegata scheda di Eugenio Manzato), meritevole sicuramente di integrale restauro (le grandi tele delle pareti ne avrebbero particolare urgenza) e rinnovata attenzione critica. A tele intento, tuttavia, si oppone la notevole onerosità della vasta operazione.

    Con tale primo intervento è come se il ROTARY CLUB TREVISO, che potrà giovarsi anche dello speciale sostegno di UNICREDIT BANCA, proponesse a chi di buona volontà di mettersi sul suo solco virtuoso e………continuare, sicuri che l’”unione fa la forza” e forti del successo di altre precedenti iniziative trevigiane.

    Per il Rotary Club Treviso, arch. Andrea Bellieni

    (07/02/2008 Tg0-positivo)