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Dice il saggio ...
I cambiamenti fanno parte del destino di tutte le cose (G.Ponti)

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  • Ambiente, da nord a sud

    Ambiente, da nord a sud

    Un'indagine condotta a Treviso permette di analizzare aspettative e timori dei cittadini

    Il problema dell’ambiente è in cima ai loro pensieri e, seppur in parte ottimisti sul presente, nutrono invece seri timori sul futuro.

    E’ quanto emerso dall’indagine “I Trevigiani e l’ambiente” realizzata da Publica ReS per conto della Provincia di Treviso, nello scorso giugno, su di un campione di 400 soggetti maggiorenni residenti nel territorio. “L’ambiente il tema nel quale le persone si sentono maggiormente coinvolte – ha spiegato il presidente della Provincia, Leonardo Muraro – e lo ritengono uno dei maggiori problemi da risolvere. Temono in particolare per gli anni avvenire, a causa del crescente traffico, dell’inquinamento elettromagnetico e dell’espansione edilizia”.

    Priorità e percezioni

    Inquinamento elettromagnetico, espansione edilizia, inquinamento atmosferico dovuto al traffico che cresce, all’industria e al riscaldamento sono dunque i fattori che preoccupano maggiormente i trevigiani interpellati. Anche se in linea generale il 58% di loro ritiene poco degradato l’ambiente intorno a sé, entrando nei dettagli, si scopre che il 79% degli interessati considera auto e camion nemici dell’ambiente in cui vive, mentre il 56% ritiene responsabili industrie e fabbriche della zona. Alla domanda su quali proposte potrebbero migliorare la qualità di vita nella Marca, il 20% chiede di spingere le industrie a produzioni ecologiche e il 19% a recuperare a verde le aree industriali abbandonate. Segue al terzo posto la richiesta di migliorare la qualità dell’aria e al quarto il divieto di realizzare nuove aree industriali. Solo l’8% chiede di migliorare anche la qualità delle acque, una percentuale che non sorprende Muraro visto che “in questi anni abbiamo lavorato su progetti di depurazione e di ciclo dell’acqua in modo da intervenire sull’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee. Rimane il problema dell’inquinamento elettromagnetico che, a differenza di quello dell’acqua, non è così palpabile e materiale”.

    Paura del futuro

    Il 61% degli intervistati ha dichiarato che nel giro di 3-5 anni la qualità della vita della zona in cui oggi vive non migliorerà, anzi peggiorerà e le cause saranno da ricercare proprio nel traffico eccessivo (24%), nel livello di inquinamento (20%) e nell’insicurezza che nasce vivendo in un ambiente del genere (15%). Tra le paure espresse troviamo inoltre il timore dell’emarginazione sociale, la difficoltà nei rapporti con le altre persone e la separazione tra il centro città e la periferia.

    La raccolta dei rifiuti

    Il tema della raccolta differenziata è un dato di fatto acquisito per i trevigiani e la maggior parte di loro, ormai, quasi non ricorda più che, solo qualche anno fa, tutto finiva, indifferentemente, nelle discariche, come un rifiuto inutile e inquinante.

    Il 73% degli intervistati ritiene, infatti, che per affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti bisogna incentivare la raccolta differenziata della plastica, del vetro e delle lattine, della carta e del cartone, dell’umido e del verde (per altro da molte famiglie utilizzato per produrre in casa il compost per orto e giardino), pile, farmaci scaduti, tossici, ingombranti, cartucce varie di toner e stampanti etc. Non fa invece raccolta differenziata, secondo la maggior parte degli intervistati, solo chi non è stato educato a farlo perché, una volta appreso, il meccanismo diventa un’abitudine facilmente gestibile da tutta la famiglia.

    Il porta a porta e i bidoncini sono la modalità preferita dal 77% degli intervistati che dichiarano apertamente di non volervi più rinunciare per ritornare al vecchio sistema dei cassonetti e propongono di estendere la modalità a tutta la Provincia. Solo una riduzione della bolletta potrebbe far cambiare idea al 42% di loro.

    Smaltimento dei rifiuti

    Tra le priorità da perseguire per affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti, il 32% del campione interpellato ritiene che sia necessario realizzare degli inceneritori, mentre il 6% vuole nuove discariche. Ben il 54% chiede invece di incentivare e sostenere ancor più la raccolta differenziata, di aumentare i controlli e le sanzioni per le imprese che non rispettano l’ambiente e di premiare maggiormente i cittadini che si impegnano nella differenziata. Il 73% infine dichiara che la raccolta differenziata è uno strumento di estrema importanza che però da solo non risolve tutti i problemi.

    Comportamenti e scelte

    Secondo gli intervistati, per rispettare maggiormente l’ambiente, i trevigiani sarebbero disposti ad aumentare la raccolta differenziata (16%), a scegliere oggetti con imballaggi ridotti o riciclabili (13%), a utilizzare di più la bicicletta (13%), a ridurre l’acquisto di prodotti usa e getta (11%), a usare meno l’automobile (10%), a ridurre i consumi di energia elettrica (9%), a utilizzare detersivi meno inquinanti (9%), a ridurre i consumi dell’acqua in casa (8%), ad acquistare prodotti da agricoltura biologica (5%) e a partecipare alle iniziative di gestione delle aree verdi (4%).

    Non solo: ogni persona, in Europa, usando l’auto o tenendo acceso il riscaldamento produce due chili e mezzo di polveri sottili l’anno. Per ridurre questo inquinamento circa un quinto degli intervistati sarebbe disposto a chiudere per un’ora o due al giorno il riscaldamento dell’abitazione, mentre gli altri si dividono tra l’uso dei mezzi pubblici, la riduzione dell’uso dell’auto privata, l’utilizzazione del gpl o del biodiesel per l’auto o addirittura l’acquisto di un’auto o di un motorino elettrici.

    I Trevigiani, dunque, non solo dimostrano sensibilità verso l’ambiente che li circonda e voglia di dare il proprio contributo, ma anche conoscenza delle attuali possibilità per abbattere l’inquinamento. Come individui e cittadini, dunque, sono disposti a mettersi in gioco, anche rinunciando per tutta la settimana alla propria auto a favore dei mezzi pubblici, della bicicletta, dei propri piedi, di forme collettive di trasporto o addirittura del car sharing, quel sistema di noleggio self service che mette a disposizione un’automobile 24 ore su 24.

    Una conferma del fatto che certe scelte devono partire innanzitutto dall’alto, perché l’individuo è spesso pronto a farle proprie e ad abituarsi a esse se migliorano la qualità di vita propria e della collettività.

    Per migliorare l’ambiente

    Il rispetto dell’ambiente passa innanzitutto per i banchi di scuola. E’ quanto ritiene la maggior parte degli intervistati anche se apprezzano comunque iniziative pratiche e immediate come gli incentivi per la conversione dei mezzi da benzina a gpl/metano; le agevolazioni finanziarie per passare al riscaldamento a gas metano; la promozione dei sistemi di costruzione ecocompatibili (bioedilizia) e la costruzione di case ecologiche e ben isolate; il controllo annuale dei gas di scarico di tutti i veicoli (bollino blu).

    I trevigiani chiedono anche l’adozione di sistemi di illuminazione pubblica a basso consumo per risparmiare sull’elettricità. Alla Provincia di Treviso, in particolare, viene chiesto invece di aumentare i controlli e le sanzioni per le imprese che non rispettano l’ambiente, di far ridurre il numero di camion che circola nei centri e imporre l’utilizzo di mezzi ecologici, di premiare di più i cittadini che fanno la raccolta differenziata.

    Dal Nord al Sud: Napoli

    Mancanza di volontà politica per gestire in modo efficiente il problema dei rifiuti e criminalità organizzata che non vuol rinunciare al proprio mercato sono i maggiori ostacoli in Campania, oggi letteralmente sommersa dai propri rifiuti e a rischio di salute per gli anni avvenire. Ma una soluzione c’è sempre ed è affidata proprio ai cittadini come ha dimostrato l’associazione Greenpeace che qualche giorno fa ha proposto a Napoli una soluzione concreta all’emergenza rifiuti, coinvolgendo un gruppo di cinquanta famiglie napoletane nel progetto “Differenziamoci”.

    In meno di una settimana, l’associazione ha fornito ai cittadini tutto l’occorrente per un’efficace raccolta differenziata domiciliare (organizzazione, sacchetti, bidoni, punti di raccolta), dimostrando così, come già avviene da qualche anno nella Marca Trevigiana, che vi sono soluzioni sane, veloci e convenienti. “Greenpeace vuol dimostrare all’opinione pubblica internazionale che il problema non sono i cittadini napoletani, ma la mancanza di una volontà politica e strategica di gestire i rifiuti in maniera responsabile ed efficiente. A questo si aggiunge la criminalità organizzata che investe ormai da anni nel mercato dei rifiuti”, ha spiegato Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace - Le raccolte differenziate domiciliari arrivano a intercettare anche il 70 per cento dei rifiuti e, se si separa l’organico, la gestione della frazione rimanente ha un impatto ambientale assai ridotto. Pensare che la soluzione sia quella della discarica e dell’inceneritore è sbagliato. Bisogna spostare l'attenzione dalle scelte di smaltimento alle misure di prevenzione e a tutte quelle azioni finalizzate a riutilizzare, riciclare, recuperare i materiali contenuti nei rifiuti. In Campania oggi non è in funzione neanche un impianto di compostaggio e l’umido deve essere inviato fuori regione, in Veneto, Calabria, pagando di più”.

    Secondo le stime di Massimo Centèmero, direttore tecnico del Consorzio Italiano Compostatori, la Campania potrebbe recuperare circa mezzo milione di tonnellate di frazione organica (dei 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti) da valorizzare in agricoltura come compost di qualità. Nella città metropolitana di Napoli, nel 2005, sono state differenziate solo quattromila tonnellate di umido (dato APAT), mentre l’area di Napoli, che produce circa metà dei rifiuti della regione, ha una potenzialità di circa 250 mila tonnellate.

    Per maggiori approfondimenti www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/statement-rifiuti-urbani

    (07/02/2008 Tg0-positivo)