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Bosco S. Antonio di Pescocostanzo, un gioiello italiano
Bosco S. Antonio di Pescocostanzo, un gioiello italiano
Una mostra a Fondazione Benetton del nuovo vincitore del Premio Scarpa
Intatti, vigili e poderosi, gli antichi faggi abruzzesi del Bosco di S. Antonio a Pescocostanzo (Aq), oggi, non sono più solitari. Una mostra documentaria aperta a Palazzo Bomben a Treviso dal 12 maggio al 1 luglio espone infatti foto e percorsi che parlano dei luoghi cui appartengono. Vincitore dell’ultimo Premio Scarpa, promosso dalla Fondazione Benetton, il bosco di S. Antonio nell’aquilano narra di un tempo che fu, dell’importanza dell’agricoltura, delle arti e delle scienze della forestazione, in controtendenza rispetto al ruolo avuto da sempre della città sulla campagna. A volo d’uccello, il Bosco di S. Antonio appare come un arcipelago vegetale frastagliato e oblungo, ultima coda del Parco della Maiella. È disegnato da una meravigliosa collezione di grandi alberi, per lo più faggi, molti dei quali vetusti, alcuni plurisecolari dotati di un corpo monumentale a candelabro. Migliaia di poderosi individui vegetali sono qui posti in relazione tra loro dentro una trama larga di luci e di ombre, di addensamenti e di radure, e mostrano i tratti fisiognomici di uno spazio quotidianamente vissuto e governato dall’uomo, escluso agli animali selvatici predatori e ai voraci armenti di ovini; ombroso e confortevole nella calura estiva per cavalli e buoi. Rappresenta ancor oggi una delle parti più antiche dell’Abruzzo, la sua storia e il suo patrimonio di conoscenze e tecniche, arti e mestieri, norme gestionali e pratiche manutentive di una tradizione pastorale che affonda le radici nel tempo più antico. “Cosa significa voler bene a un piccolo bosco? – commenta Domenico Luciani – E quale è lo stretto rapporto tra l’assetto dei luoghi e la qualità di vita di chi vi abita? Il Bosco di S. Antonio ci fa riflettere e ci fa dire che è tempo per noi di uscire da pratiche e norme che a oggi non sono riuscite a mantenere questo assetto in equilibrio”. La mostra si articola in tre sezioni: nella prima sono presentati materiali cartografici, fotografici e documenti per capire le vicende storico-geografiche del luogo; nella seconda, video e approfondimenti sugli aspetti naturalistici del bosco; nell’ultima, il film documentario ‘Mille anni’ di Ermanno Olmi che tocca da vicino il tema del Bosco di S. Antonio e dove è possibile vedere il famoso faggio millenario, abbattutosi purtroppo qualche anno fa, in seguito a una tempesta. La mostra è aperta da martedì a venerdì ore 15-20, sabato e domenica ore 10-20, ingresso libero.
Paola Fantin
(16/05/2012 Tg0-positivo)